Inauguriamo lo “Spazio officinale”

 

Martedì 25 Aprile abbiamo voluto dedicare una giornata intera alle famiglie e in particolare ai bambini. Finalmente, dopo tante giornate di lavoro, era pronto lo “Spazio Officinale”, un’area che volevamo dedicare esclusivamente alla coltivazione delle Erbe Officinali.
I bambini, hanno tagliato il nastro, e poi tutti assieme abbiamo cantato la canzone del “contadino”, tanto per entrare nello spirito della festa ma anche per divertirci un po’. Poi, uno per uno, aiutati dai nostri ragazzi, i bambini hanno messo a dimora le nuove piantine, imparando a conoscerne l’aspetto e le caratteristiche oltre che il nome.
Dopo c’è stato un pranzo in compagnia a base di asparagi, uova, erbe armatiche, frittelle di fiori di acacia, insomma tante bontà direttamente dal nostro campo.
Il pomeriggio è continuato con delle bellissime attività a cura dell’associazione “I tre gatti, ricerca sportiva”, per avvicinare bambini , ma anche grandi, ai nostri amici a quattro zampe, tanti modi divertenti  per conoscerli, accarezzarli, giocarci insieme …insomma per imparare ad amarli come meritano.
Il tempo ci ha graziati, infatti dopo giorni di previsioni pessimiste da parte del meteo, non ha piovuto e in molti momenti c’è stato addirittura il sole! Che dire quindi: siamo stati molto fortunati o forse, tutto l’impegno che abbiamo messo nei giorni scorsi per la buona riuscita di questa festa, ci ha premiati  🙂 🙂 🙂

 

La coltivazione del mais Bianco Perla

Il mais Biancoperla è un prodotto tipico veneto, presidio di Slow Food ed è una varietà di mais ad impollinazione libera (auto-fecondante). Se c’era una regione italiana in cui non si poteva non realizzare un Presidio sul mais questa è il Veneto. Tutta la storia gastronomica di questa regione è legata fortemente a un piatto fondamentale quale la polenta. Nella patria del mais marano, comunemente, quando si parla di polenta si intende la polenta gialla. Eppure, fino al secondo dopoguerra, nel Polesine, nel Trevigiano e nel Veneziano si cucinava soprattutto una polenta bianca. Considerata di maggior pregio, divideva geograficamente la pianura e la collina dalla montagna, dove era diffusa quella gialla, più rustica e più adatta alle condizioni agronomiche e pedologiche.

La sua massiccia diffusione si colloca nella seconda metà dell’Ottocento, grazie anche alla sua maggiore conservabilità. Le pannocchie sono affusolate, allungate, con grandi chicchi bianco perlacei e brillanti, vitrei, si ricava la polenta bianca detta anche “di Treviso”, fine, delicata e saporita. Nel 1950 si contavano oltre 50 mila ettari di coltivi.
La polenta bianca si accompagnava a diversi piatti e nelle campagne si usava consumarla con il latte freddo, ottenendo una sorta di semolino: i patugoi o pestarei nell’area collinare e pedemontana, i tacoi della pianura. Ideale e insuperabile il suo abbinamento con i piatti di pesce povero di fiume e di laguna: marson, schie, moeche, masenete, gamberi, baccalà nelle sue diverse preparazioni. Sono quasi fattori di identità culturale, specie nelle aree collinari, due piatti: polenta e speo e polenta e osei. Eppure il mais bianco ha rischiato seriamente l’estinzione.
Negli anni Cinquanta le varietà ibride farinose, più produttive, soppiantarono le coltivazioni ottenute dalle varietà a impollinazione libera come il biancoperla, dalle rese più basse. Alcuni coltivatori, in particolare l’azienda Bellio di Silea, continuarono a coltivare il biancoperla conservandone la semente. Oggi, un gruppo di agricoltori riuniti in un’associazione con una sua sede presso l’Istituto Statale di Istruzione Secondaria Superiore “Domenico Sartor” di Castelfranco Veneto, mettendo a frutto il lavoro di selezione dell’Istituto di Genetica e Sperimentazione Agraria Strampelli di Lonigo, ha recuperato e nuovamente coltivato gli ecotipi originari di biancoperla.
L’obiettivo del Presidio è migliorare la qualità della farina di mais biancoperla e diffonderne la conoscenza. In particolare sarà valorizzata la macinazione a pietra – già praticata in passato – che esalta le ottime qualità organolettiche del prodotto.*

E noi , nel nostro piccolo, cercheremo di portare avanti questo obiettivo,coltivando e  diffondendo la conoscenza di questo eccellente prodotto parte integrante della nostra storia e della nostra cultura.

*Fonte: http://www.fondazioneslowfood.com